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Ci sono luoghi che si scelgono per ciò che offrono allo sguardo e ci sono luoghi che, in più, custodiscono qualcosa sotto.

Sentiero si trova in Via Calata Italia, a Portoferraio, affacciato sul centro storico e direttamente sul porto mediceo: una posizione privilegiata sul golfo e, allo stesso tempo, uno dei punti più carichi di storia dell’Isola d’Elba. Quella storia non è esposta, rimane stratificata sotto le rocce e i tunnel ancora visibili dall’esterno.

Un ristorante di solito non spiega il terreno su cui poggia; si dà per scontato che un indirizzo sia soltanto un indirizzo, un dato per arrivare e poco più. A Portoferraio, invece, l’indirizzo è la prima cosa che ha qualcosa da raccontare: cinque secoli di decisioni si accumulano sotto lo stesso pavimento su cui si apparecchiano i tavoli, e conviene partire da lì, perché il resto della cena avviene sopra.

Un porto pensato nel Cinquecento

L’area su cui sorge il ristorante è parte del porto progettato sotto Cosimo I de’ Medici. Non fu un ancoraggio improvvisato: venne concepito per garantire il controllo strategico dell’insenatura naturale e delle principali rotte marittime dell’isola, e da quel sistema difensivo proviene il Forte Saint Cloud, uno dei più rilevanti esempi di infrastruttura portuale fortificata del Mediterraneo. Chi arriva oggi in traghetto entra dallo stesso punto in cui, cinque secoli fa, si decideva chi potesse entrare e chi no.

Napoleone, e un’isola al centro

Tra il 1814 e il 1815, durante l’esilio di Napoleone Bonaparte, Portoferraio divenne un centro politico e militare di primo piano nel Mediterraneo. Napoleone richiamò sull’isola i migliori ingegneri militari e civili e geografi francesi, con l’obiettivo di sviluppare un nuovo concetto strategico, da applicare poi alle città fortificate europee. È una delle tracce più significative del governo francese sull’isola, e ancora oggi, dall’esterno, si distinguono tunnel e sottopassaggi.

Il nome della città

Portoferraio significa, letteralmente, porto del ferro, e il nome non deriva dalla siderurgia del Novecento: rimanda a un minerale che si estraeva sull’isola e che da qui veniva imbarcato molto prima. Il ferro dell’Elba veniva lavorato già nell’antichità ed è stato per secoli una delle ragioni per cui l’isola contava, e per cui se la sono contesa potenze successive. Gli altiforni del 1901, dunque, non hanno inaugurato nulla: hanno portato all’estremo industriale una vocazione che il luogo si trascinava da molti secoli. Di quel commercio resta il toponimo, che è il modo più ostinato che un luogo ha di ricordare di che cosa si occupava.

Ciò che si vede dalla tavola

Da Sentiero, la luce si riflette sull’acqua e il ritmo delle imbarcazioni scandisce il tempo; lo spazio si apre su una prospettiva che sull’isola non si ripete. Questo è ciò che vede l’ospite, e sotto ci sono difesa, potere, lavoro, distruzione e rinascita, a strati, lungo cinque secoli.

Un ristorante non spiega un luogo, ma può stargli attento e scegliere un ritmo che gli corrisponda: venti ospiti a servizio, senza fretta, con il tempo sufficiente per guardare fuori dalla finestra. Perché ci sono tavoli che semplicemente si occupano e ci sono tavoli apparecchiati sopra qualcosa.